Cronaca

Verona, Micaela è caduta dall’alto, ora l’indizio è suicida: “Fa …

Il luogo in cui si è verificata la tragedia (Sartori)

VERONANon sarebbe stato un femminicidio, ma un suicidio. Non sarebbe stato un crimine: la causa della morte è sparita quasi certamente indicato nel gesto volontario. La svolta è arrivata dall’autopsia, 3 giorni dopo che Bussolengo Micaela Bicego, 47 anni, è stata trovata morta nel parcheggio vicino all’ingresso delle Terme di Col a Lazise. Causa della morte: frattura letale alla testa, compatibile con una caduta dall’alto, probabilmente da una torre luminosa sul campo sportivo adiacente all’area di sosta. Traliccio in cui la donna era forse salita per finire dopo la grande perdita finanziaria nel mercato azionario e le conseguenti controversie con suo marito. Una ricostruzione che sarebbe confermata da una lunga nota scritta dalla vittima e trovata nella casa Lazise, ​​dove Micaela aveva trasferito la residenza per motivi fiscali per circa un anno, pur continuando a condividere la casa di famiglia a Bussolengo con suo marito Giuseppe Bonato e il figlio del college Nicol, che non è mai stato indagato.

Le ultime parole

Leggendo le loro ultime parole disperate, i due membri della famiglia (che riferirono la scomparsa ai carabinieri nel cuore della notte, prima che un corridoio trovasse il corpo all’alba mercoledì), pensarono immediatamente di suicidarsi. Anche così, la via iniziale in cui erano concentrate le indagini era quella del crimine, il femminicidio. Sono le prime scoperte dell’autopsia, commissionate dal procuratore Alberto Sergi alla dott.ssa Elisa Vermiglio, che ha iniziato ieri mattina presso l’Istituto di medicina legale di Borgo Roma, per dare alla morte della donna una spiegazione radicalmente diversa di quello che sembrava ‘Start. La testa era schiacciata, la sua macchina parcheggiata a pochi metri di distanza, un’impronta della scarpa della vittima sul tetto dell’auto parcheggiata in modo strano, proprio accanto alla rete che separava l’area di parcheggio dal campo di calcio dove si fermava Escalera. salire su una torre faro. Il cellulare lasciato a casa dalla donna di 47 anni (un altro dettaglio che conferma l’intenzione di uccidersi) per andare al parcheggio dopo il tramonto, con uno zaino con dentro un grosso coltello. Zaino che è stato trovato oltre il recinto del campo sportivo da cui si accede alla scala a traliccio: la vittima probabilmente avrebbe potuto usare quel coltello (in cui non sono state trovate tracce di sangue) per tagliare la rete, andare oltre li accede al campo. Da lì, saliva il traliccio dal quale tuffarsi, colpendo fatalmente la testa. Un gesto estremo, frutto della sua disperazione. Una dinamica che si adatta perfettamente alle dichiarazioni fatte ieri, ancor prima di conoscere i risultati dell’autopsia, della procura Angela Barbaglio: troppo presto si parlava di femminicidio, in troppa fretta e cose scritte che non erano ancora state determinate. e provato. .

Intervento pubblico di ricercatori.

Per la prima volta da quando sono iniziate le indagini sui carabinieri, il procuratore capo di Scaliger ha deciso di intervenire per liberare il campo, specifica, tra i tanti, troppi malintesi che sono sorti dall’inizio di questa triste storia. A partire dalla matrice della morte di Micaela: troppo in fretta, dichiara Barbaglio, è stata classificata come femminicidio, invece, la tesi del crimine, per quanto ci riguarda, ha progressivamente perso forza. L’inchiesta è stata aperta per omicidio volontario per svolgere le indagini più approfondite, ma nessun nome è mai stato inserito nel registro sospetto. Soprattutto, c’è la caduta dall’alto e anche l’impronta della scarpa della vittima che si trova sul tetto della sua auto, parcheggiata proprio accanto alla rete tra il parcheggio e il campo da calcio adiacente, suggerendo che è entrato nel la macchina sale sul recinto. Inizialmente si parlava anche di un’inversione per le tracce di pneumatici sul corpo della signora – non c’era mai alcuna certezza al riguardo.

Il procuratore: nessuna ombra sulla famiglia

Ma il pubblico ministero va oltre: N sulla vittima n sulla sua famiglia, sottolinea, le ombre non sono mai emerse. Persone sincere con una vita impeccabile, una coppia che non si separava affatto. Per diverse ore, padre e figlio furono ascoltati separatamente e non erano ancora stati informati della morte della signora. Non hanno mai contraddetto e spiegato tutte le circostanze. Non hanno avuto problemi finanziari, hanno proprietà immobiliari. Che dire della disputa con il marito sugli investimenti in capitale fallimentare della vittima? è tutto vero, ma da qui per parlare delle possibili ragioni di come è stato fatto … In ogni caso, tutto è stato chiarito, ogni coppia avrebbe avuto discussioni su un fatto simile. In effetti, il contrario sarebbe stato strano: tra l’altro, la signora aveva già sperimentato altre vicissitudini economiche quando doveva chiudere la merceria che riusciva a gestire. Ma anche dopo queste perdite finanziarie, la situazione economica è rimasta calma. Nessuna ombra

11 luglio 2020 (modifica l’11 luglio 2020 | 13:14)

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Questo articolo é stato originalmente publicato in 2020-07-11 08:20:19 su corrieredelveneto.corriere.it, puoi accedere al contenuto originale con un click su questo link.

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